Perchè i centri per l’autismo non servono.

Ad agosto è stata approvata la legge 134 che dispone in materia di disturbi dello spettro autistico. Una legge con una gestazione lunga 30 anni e costellata di innumerevoli ostacoli. La sua approvazione ha portato altrettanti strascichi polemici.

Non voglio però parlare dell’utilità o meno di questa legge, lo vedremo con il tempo se è efficace oppure no e per questo sospendo il giudizio.

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L’anno che verrà.

Prima di scrivere a riguardo dell’anno che verrà, è doveroso fare una carrellata di ciò che è stato il 2015.

Quest’anno che volge al termine ci ha regalato moltissime emozioni, molte fatiche e tante speranza per il futuro.

L’anno è stato caratterizzato da una estenuante lotta per la salvaguardia dei diritti acquisiti in Sardegna per la disabilità della quale potete leggere qui: http://sensibilmente.org/portfolio-item/meglio-tardi-e-comunque-allultimo-giorno-utile/.

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Le famiglie inviano un messaggio alla politica regionale.

Siamo di nuovo in lotta.

Ancora dobbiamo intervenire per chiedere il dietrofront sulle decisioni prese nella finanziaria che la Giunta Regionale si accinge a presentare in Consiglio Regionale.

Ci sono 10 milioni di taglio sui piani personalizzati 162, la legge 20 (sussidio per i disabili psichici) viene trasferita di competenza al capitolo povertà ma il fondo per le povertà non viene aumentato; la legge 20, in questo modo, non è finanziata.

Sentiamo ancora e ancora, tuonare da più parti imprecisioni più o meno dettate da ignoranza o malafede, affermazioni alle quali abbiamo risposto mille e più volte e che ancora dobbiamo precisare.

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La svolta culturale necessaria

E’ comparso ieri il seguente articolo: http://www.superando.it/2016/03/04/casa-fuentes-e-lautismo-la-vita-uguale-per-tutti/

Da un po’ di tempo si parla di questo progetto e non è da oggi che esprimiamo  perplessità su queste proposte e altre simili.

Le parole del Presidente di Autismo Sardegna, Graziano Masia, dipingono un quadro straordinario del progetto, rivolto all’acquisizione di competenze e autonomie fino alla piena inclusione sociale, richiamando diritti e convenzioni internazionali.

Tutto molto bello, ma viene difficile capire come una struttura da 20 posti pensata per concentrare l’autismo e le sue difficoltà, possa essere inclusiva e migliorativa della qualità della vita delle persone che intende ospitare.  Il nostro scetticismo per questi luoghi che racchiudono un numero elevato di persone con difficoltà simili permane, per il rischio anche solo potenziale, che si trasformino nel tempo in nuovi piccoli manicomi.

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